Lecco è tra i capoluoghi italiani ancora privi di un presidio militare nell’ambito dell’operazione Strade Sicure. La Lega ha depositato una risoluzione, attesa al voto nei prossimi giorni, con cui chiede al governo di rafforzare e ampliare il dispositivo, portando a 10mila il numero dei militari impegnati nel controllo di strade, piazze e stazioni.
Secondo i dati utilizzati dal Carroccio, sono 61 i capoluoghi di provincia senza militari. In Lombardia, oltre a Lecco, rientrano nell’elenco Cremona, Lodi, Mantova e Sondrio. La richiesta è stata ribadita anche durante la riunione a Palazzo Pirelli tra consiglieri regionali, assessori della Lega, il presidente della Regione Attilio Fontana e il segretario federale Matteo Salvini.
Nel documento diffuso al termine dell’incontro, il gruppo regionale sollecita il governo a intervenire senza ulteriori rinvii, prevedendo nuovi presidi nelle città e nelle stazioni lombarde. La Lega stima in 109 milioni di euro l’anno il costo dell’operazione e sostiene che la spesa potrebbe essere coperta con i profitti di tre giorni di una grande banca italiana. Il partito considera inoltre inspiegabile un eventuale ulteriore rinvio da parte della maggioranza.
La richiesta per la stazione
Nel Lecchese la domanda di attivazione di Strade Sicure era stata sottoscritta da tutti i sindaci della provincia nel luglio 2025. Il tema è tornato al centro del confronto politico dopo l’omicidio di Mahmoud Amer, il ventenne egiziano accoltellato in via Sassi nella notte tra il 28 febbraio e il 1° marzo e morto due giorni più tardi all’ospedale Alessandro Manzoni.
Dopo quel fatto, il deputato leghista lecchese Eugenio Zoffili, capogruppo del partito nella commissione Difesa della Camera, aveva presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere un contingente militare alla stazione di Lecco, sul modello di Como. A maggio la richiesta era stata estesa a Colico e alla linea ferroviaria verso Sondrio. La Prefettura ha confermato di seguire la pratica.
Il confronto si è concentrato anche sulle risorse disponibili. A marzo l’allora sindaco Mauro Gattinoni aveva evidenziato che nel bilancio statale per il 2026 non risultavano stanziamenti sufficienti per attivare la misura nel territorio lecchese. Il centrosinistra aveva utilizzato questo elemento per respingere le critiche del centrodestra, mentre il presidio militare della stazione è diventato uno dei punti del programma con cui Filippo Boscagli è arrivato a Palazzo Bovara.
La vigilanza rafforzata in città
La discussione sul possibile impiego dei militari si intreccia con la cosiddetta zona rossa istituita a Lecco. L’ordinanza del prefetto Paolo Ponta, in vigore dal 30 marzo, ha trasformato il perimetro tra la stazione e il centro storico in un’area a vigilanza rafforzata. Il provvedimento è stato prorogato fino al 30 settembre dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito il 25 giugno.
Nei primi tre mesi di applicazione erano state identificate 3.017 persone, senza episodi di particolare gravità. La giunta ha annunciato che, al termine della fase sperimentale, riesaminerà la perimetrazione delle aree interessate. In autunno si dovrà quindi valutare se rendere strutturale la vigilanza rafforzata nel centro oppure adottare strumenti diversi, anche in relazione alle disponibilità di bilancio.
La questione si colloca in un quadro politico regionale più ampio, nel quale la Lega ha affrontato anche i temi dell’autonomia, della revisione dell’Isee, della sicurezza sui treni regionali, della qualità dell’aria nel bacino padano e dell’energia. L’orizzonte elettorale lombardo è fissato al 2028, mentre il centrodestra regionale è interessato da un confronto sugli equilibri interni.