Il Comitato Arci Lecco e Sondrio interviene su quanto accaduto a Lecco martedì 20 ottobre, contestando la gestione dell’ordine pubblico durante la giornata e il dispiegamento delle forze dell’ordine. In una nota, l’associazione definisce l’episodio grave e sostiene che la presenza degli agenti abbia provocato la paralisi della città, trasformando l’area in un luogo di contrapposizione politica.
Secondo il Comitato, l’impiego delle forze dell’ordine sarebbe stato imponente e sproporzionato rispetto alle esigenze di tutela. L’associazione ritiene inoltre che l’intervento abbia contribuito ad alimentare un clima di emergenza e di insicurezza permanente, invece di rispondere a una necessità concreta legata alla gestione della giornata.
Le critiche alla manifestazione
Nel documento, Arci Lecco e Sondrio prende posizione anche sulla manifestazione organizzata da alcune decine di militanti definiti fascisti. Il Comitato giudica l’iniziativa lugubre e imbarazzante e accusa i partecipanti di rivendicare il tema della sicurezza mentre, a suo avviso, colpiscono i diritti delle persone razzializzate, marginalizzate e povere.
L’associazione collega quanto avvenuto a Lecco a un contesto più ampio, di carattere nazionale. Nella ricostruzione del Comitato, i 500 militari inviati a Milano e l’ennesimo Decreto Sicurezza sarebbero stati disposti in risposta agli scontri del fine settimana nel capoluogo lombardo e sarebbero arrivati comunque. Per questa ragione, Arci sostiene che la vicenda lecchese non possa essere considerata soltanto un episodio locale.
Il richiamo alle proteste giovanili
La nota invita a non colpevolizzare indistintamente né a strumentalizzare con il sensazionalismo mediatico i segnali arrivati dalle piazze del fine settimana. Il Comitato interpreta quelle proteste come l’espressione del disagio di una generazione con poche prospettive di riconoscimento sociale, preoccupata per il cambiamento climatico e critica verso le risposte politiche considerate perbeniste, violente o repressive.
Arci richiama quindi le mobilitazioni per la Palestina, gli scioperi climatici e le iniziative per una scuola meno concentrata su performance e competizione. La conclusione della presa di posizione è un appello ad ascoltare la rabbia giovanile e a contrastare la militarizzazione delle strade attraverso la difesa dei diritti e degli argini democratici. Le valutazioni riportate nella nota sono quelle espresse dal Comitato, che non risultano accompagnate nel testo da una replica delle autorità o delle altre realtà coinvolte.