Due avvisi arrivati sullo stesso telefono a meno di un’ora di distanza hanno mostrato due schemi di frode digitale diversi, ma basati sulla stessa tecnica: un mittente apparentemente affidabile, un collegamento da aprire e la pressione a intervenire rapidamente. Il primo messaggio, comparso il 24 settembre nell’app di un istituto bancario, metteva in guardia da una truffa diffusa su WhatsApp. Poco dopo, alle 16.40, è arrivato un Sms attribuito a PagoPA con una falsa comunicazione relativa a un’infrazione al codice della strada.
Il falso concorso su WhatsApp
L’avviso dell’istituto di credito segnalava i messaggi che invitano a votare per un concorso attraverso un link e chiedono di inserire un codice ricevuto via Sms. L’obiettivo dei truffatori è ottenere il controllo dell’account WhatsApp della vittima per poi contattare familiari e amici, chiedendo denaro con il pretesto di un’emergenza.
Lo schema, già segnalato dalla Polizia Postale, è noto anche come truffa vota la ballerina. Il messaggio parte da un contatto presente in rubrica e propone di sostenere una presunta bambina impegnata in una gara di danza. Il collegamento conduce a una pagina che richiede il numero di telefono e un codice ricevuto sul cellulare. Quel codice, però, non serve a esprimere alcuna preferenza: consente di attivare l’account su un altro dispositivo.
Una volta ottenuto l’accesso, i responsabili possono scrivere alle persone conosciute dalla vittima e rivolgere loro richieste di pagamento. Il titolare del profilo viene intanto escluso dall’account e può avere difficoltà ad avvertire i propri contatti. L’esca può cambiare, passando da una ballerina a una borsa di studio o a una competizione sportiva, ma il meccanismo resta invariato. Il fenomeno ha interessato anche il Lecchese: a marzo due uomini avevano denunciato ai carabinieri di Mandello la ricezione di messaggi analoghi.
La falsa multa attribuita a PagoPA
Il secondo raggiro viaggia attraverso un Sms che comunica una presunta infrazione al codice della strada e invita a consultare un link. Nel caso segnalato, l’indirizzo utilizzava un dominio .com, senza collegamenti con i siti ufficiali della pubblica amministrazione. Varianti dello stesso messaggio sono state segnalate in altre zone d’Italia, tra cui Benevento, dove la polizia municipale ha invitato i cittadini a non aprire il collegamento.
Le pagine fraudolente possono chiedere la targa del veicolo e mostrare una sanzione inventata, spesso accompagnata dalla promessa di uno sconto del 30 per cento in caso di pagamento entro cinque giorni. L’urgenza serve a spingere l’utente ad agire senza verificare. Il vero obiettivo, però, non è incassare la somma indicata nella falsa multa, ma ottenere i dati della carta. PagoPA precisa di non inviare richieste dirette di pagamento tramite email o Sms e di non chiedere password, coordinate bancarie o numeri di carta. I pagamenti autentici passano dal dominio checkout.pagopa.it, mentre le notifiche con valore legale arrivano tramite raccomandata, Pec o servizio Send, disponibile anche sull’app IO.
La raccomandazione valida per entrambi i casi è non aprire link ricevuti via messaggio quando chiedono voti, verifiche o pagamenti, anche se il mittente sembra conosciuto. Non bisogna inserire dati personali o bancari su pagine non riconducibili a servizi ufficiali. In presenza di una richiesta urgente di denaro, è preferibile contattare direttamente il conoscente. Una multa va verificata accedendo autonomamente al sito del Comune o del comando competente, oppure ai canali ufficiali di Send.
Per proteggere l’account WhatsApp è consigliata la verifica in due passaggi. Se l’app si disconnette improvvisamente o segnala un cambio di dispositivo, non bisogna confermare l’operazione: occorre avviare il recupero del profilo e informare i contatti. Chi ha inserito dati della carta deve chiamare subito la banca per bloccarla e presentare denuncia. Le segnalazioni possono essere trasmesse alla Polizia Postale attraverso il sito commissariatodips.it.
I dati disponibili confermano la crescita del fenomeno. Secondo un’analisi della Fabi, elaborata sui numeri della Polizia Postale, nel 2025 truffe online e frodi informatiche hanno sottratto in Italia 269 milioni di euro, contro i 229,1 milioni dell’anno precedente. I casi sono stati 27.085, sostanzialmente in linea con i 27.182 del 2024. La Polizia Postale ha inoltre trattato 51.560 casi di reati informatici, con 293 arresti e 7.590 persone denunciate.
Per il territorio lecchese, gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2024: la questura ha registrato 1.559 denunce per frodi di vario tipo. L’elaborazione Fabi sui dati regionali della Polizia Postale stima invece in circa 1,6 milioni di euro il valore delle somme sottratte ai cittadini della provincia attraverso truffe online e frodi informatiche.