Calo salari

Crisi abitativa e salari in calo nel Lecchese: l’allerta dei sindacati

Cgil, Spi e Federconsumatori chiedono riforme per contrastare la crisi economica e abitativa.

Crisi abitativa e salari in calo nel Lecchese: l’allerta dei sindacati

Nei territori del Lecchese, la crescita della precarietà e una crescente crisi abitativa si manifestano con un forte impatto sui salari. L’allerta è stata lanciata da Cgil, Spi e Federconsumatori, che richiedono interventi urgenti attraverso rinnovi contrattuali e una maggiore tutela della salute.

Secondo i portavoce sindacali, l’attuale scenario economico nella provincia di Lecco è caratterizzato da un’emorragia economica che colpisce pesantemente le famiglie. Nonostante una lieve flessione dell’inflazione al 2,8% a luglio, il costo della vita continua a gravare sui bilanci, con un aggravio stimato di 924,60 euro annui per ogni nucleo familiare. Le retribuzioni e le pensioni restano ferme, spingendo i cittadini a dover operare tagli drastici anche sui beni essenziali.

Il settore turistico, ad esempio, non è esente da rincari. Le spese per servizi balneari sono aumentate mediamente del 2,7%, con picchi del 4% per gli abbonamenti giornalieri. A questi aumenti si aggiungono i costi elevati della mobilità, con il gasolio che viene mantenuto a una media di 2,185 euro al litro. Le problematiche economiche non si limitano solo a questo, ma si estendono anche al settore abitativo.

Crisi abitativa e precarietà lavorativa

Il mercato immobiliare, infatti, risente della proliferazione di alloggi destinati a Bed & Breakfast e affitti brevi, che contribuiscono a innalzare i prezzi e a ridurre l’offerta per i residenti. Tale situazione sta creando delle difficoltà per i giovani, che fanno fatica a trovare soluzioni abitative autonome. A ciò si aggiunge il rischio di truffe online legate a ‘B&B fantasma’, che compromettono ulteriormente la sicurezza dei cittadini.

Le difficoltà del mercato del lavoro locale sono evidenti, con una contrazione degli avviamenti lavorativi pari al -1,2% per le attività manifatturiere, storicamente il pilastro dell’economia lecchese. La precarietà aumenta, dato che il 62% dei nuovi contratti è a tempo determinato. Il divario di genere si fa sentire in modo particolare, con un numero maggiore di donne tra gli inattivi a causa di carichi familiari che non trovano supporto. Queste problematiche si riflettono anche sul fronte della salute, con una persona su 10 che rinuncia alle cure a causa di motivi economici o per le lunghe liste d’attesa nel sistema pubblico.

In questo contesto complesso, i sindacati ribadiscono che la tutela della salute deve essere garantita e propongono la continuazione dell’operato del Sportello Sociale di Spi Cgil, attivo in tutta la provincia di Lecco. Le richieste sindacali si concentrano sul bisogno di una riforma profonda, che possa garantire diritti adeguati e condizioni dignitose per tutti i lavoratori. Inoltre, chiedono di rimettere al centro il valore della persona, superando logiche imposte da costi e algoritmi.