Racconto sportivo

Filippo Galli tra Milan, giovani e nuove idee sul calcio

L’ex difensore presenta il volume e riflette sulla crescita dei talenti, ricordando Baresi e l’esperienza inglese

Filippo Galli tra Milan, giovani e nuove idee sul calcio

È bastato il nome di Franco Baresi per far scattare l’applauso della sala. Venerdì sera, al Centro culturale Fatebenefratelli di Valmadrera, Filippo Galli ha ripercorso davanti al pubblico del Milan Club quattordici stagioni nella prima squadra rossonera, cinque scudetti e tre Coppe dei Campioni. L’incontro era dedicato alla presentazione del libro Il mio calcio eretico, pubblicato da Piemme, ed era inserito nel programma del Mese dello Sport. A moderare la serata è stata la giornalista Anna Masciadri.

Il ricordo di Baresi e la finale di Atene

Galli ha parlato dell’ex capitano rossonero con particolare cautela, sottolineandone il carisma e la leadership. Baresi, ha ricordato, era un leader silenzioso, capace di imporsi anche soltanto con uno sguardo. In campo, invece, sapeva leggere con grande rapidità gli spazi e i tempi dell’azione, scegliendo il movimento più efficace nel momento giusto.

Le squalifiche di Baresi e Costacurta gli permisero di giocare da titolare la finale di Champions League del 1994, vinta dal Milan per 4-0 contro il Barcellona ad Atene. Galli ha definito quella partita la più importante della sua carriera, precisando però che Costacurta aveva sempre conquistato il posto per merito e non per le assenze dei compagni.

Nel corso della serata è emerso anche un capitolo meno noto della sua esperienza da calciatore. A 38 anni, Galli fu chiamato da Gianluca Vialli al Watford, allora impegnato in First Division. In Inghilterra conobbe Elton John, ritrovò Luther Blissett, già suo compagno al Milan, ed esordì contro il Manchester City allenato da Kevin Keegan. Dopo quell’esperienza tornò in Italia per giocare nella Pro Sesto, in Serie C2.

Il settore giovanile e il calcio di oggi

La parte più critica dell’incontro ha riguardato gli anni trascorsi da dirigente alla guida del settore giovanile del Milan. Galli ha invitato a non attribuire automaticamente ai genitori ogni responsabilità per le difficoltà dei ragazzi, sostenendo che alcuni problemi possono nascere anche dall’interno del sistema. Tra gli episodi ricordati c’è quello di Hachim Mastour, talento classe 1998 spostato in un gruppo di età superiore perché considerato troppo forte per i coetanei.

Alla vigilia di una partita contro l’Inter, l’allenatore aveva deciso di non schierarlo, ma Galli racconta di aver ricevuto pressioni dai vertici della società per modificare quella scelta. Mastour scese in campo e si infortunò gravemente; il Milan perse 2-1. Secondo Galli, quell’episodio contribuì a generare nel giocatore la sensazione che tutto gli fosse dovuto. Pur riconoscendone le qualità tecniche, l’ex dirigente ha sottolineato l’importanza di abbinare la tecnica alla tattica, alla scelta e alla capacità di interpretare il gioco.

Da questa riflessione nasce il tema centrale del libro: mettere in discussione l’idea che si debba fare qualcosa soltanto perché è sempre stato fatto così. Galli ha parlato del player trading, utile alla sostenibilità dei bilanci ma potenzialmente capace di ridurre lo spazio per i giovani italiani. Ha inoltre osservato che l’impiego di calciatori più giovani non coincide necessariamente con veri progetti di crescita, perché in alcuni casi i ragazzi giocano soltanto in conseguenza degli infortuni dei titolari.

Un passaggio è stato dedicato anche a Francesco Camarda e al suo percorso nel Milan. Galli ha spiegato di non avere una ricetta per la sua crescita e ha evidenziato la necessità di una linea condivisa tra società e allenatore. Sul tecnico portoghese Ruben Amorim ha espresso invece fiducia, apprezzandone l’idea di un calcio verticale e propositivo.

Secondo Galli, la tecnica non può essere separata dalla complessità del gioco. I bambini, ha sostenuto, devono essere messi nelle condizioni di giocare, perché attraverso il gioco apprendono anche gli aspetti tattici. Gli esercizi individuali possono migliorare sensibilità e autostima, ma la tecnica del calcio si sviluppa soprattutto dentro il contesto della partita. Su questo tema ha ricordato anche la sua replica pubblica a Paolo Maldini, basata su riferimenti alle neuroscienze, agli studi motori e alle scienze sociali.

Alla serata hanno partecipato il sindaco di Valmadrera Cesare Colombo, i sindaci di Lecco e Pescate Filippo Boscagli e Dante De Capitani, oltre agli assessori Marcello Butti e Antonio Rusconi. Per la Calcio Lecco è intervenuto il presidente Aniello Aliberti, accompagnato dal centrocampista Enrico Di Gesù. In chiusura sono state consegnate a Galli alcune maglie blucelesti e doni del Milan Club. Il Mese dello Sport proseguirà fino al 18 ottobre, con la chiusura affidata al Cai e all’iniziativa Vivi il Moregallo.