La provincia di Lecco si distingue in Lombardia per il ricorso all’aborto farmacologico, con quattro interruzioni volontarie di gravidanza su cinque effettuate tramite la pillola Ru486. Tuttavia, all’ospedale di Merate, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi supera il 70%, rendendo la struttura una delle cinque in tutta la regione dove il metodo farmacologico non è disponibile.
Questa situazione emerge dall’indagine annuale sull’applicazione della legge 194, condotta dal gruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia e presentata dalla consigliera Paola Bocci, con dati aggiornati a dicembre 2025. Secondo l’analisi, il numero di ginecologi non obiettori in Lombardia è salito a 432 su 798, portando la percentuale di obiettori al 46%, in calo rispetto al 50% dell’anno precedente. Questo cambiamento è attribuito all’arrivo di nuovi professionisti nel settore.
Il quadro regionale
Nonostante il dato regionale positivo, la situazione varia notevolmente a livello territoriale. In province come Sondrio, gli obiettori superano il 73%, mentre a Bergamo, Varese e Brescia si attestano attorno al 60%. Al contrario, province come Cremona (21%), Como (26%) e Lodi (31%) mostrano percentuali significativamente più basse. Tra gli ospedali, Tradate supera l’80% di obiezione, mentre Chiari, Gavardo e Merate superano il 70%.
Per quanto riguarda il metodo farmacologico, il Lecchese si posiziona ai vertici della classifica regionale, con una media del 60% di interruzioni volontarie di gravidanza effettuate con la pillola Ru486. Nel 2025, in Lombardia, si sono registrate 10.630 interruzioni volontarie di gravidanza, con un incremento rispetto all’anno precedente, e 900 aborti terapeutici effettuati dopo la dodicesima settimana. Le strutture ospedaliere che offrono la prestazione sono 44, una in meno rispetto all’anno scorso.
Le criticità di Merate
La situazione dell’ospedale di Merate evidenzia una contraddizione significativa. Negli anni passati, la possibilità di scelta era negata in dodici strutture lombarde; oggi sono solo cinque, tra cui Merate, Legnano, Magenta, Romano di Lombardia e Busto Arsizio. Pertanto, nel Meratese, chi desidera interrompere una gravidanza può accedere solo all’intervento chirurgico.
Il Partito Democratico ha sottolineato che la presenza di Busto Arsizio, Legnano e Magenta lascia scoperta un’ampia area territoriale nell’alto milanese e nel Varesotto. Per questo motivo, è stata ribadita la richiesta di istituire un osservatorio regionale sulla legge 194, con dati aggiornati per provincia e per struttura, per garantire una regia più forte da parte della Regione. “È fondamentale sapere dove ci sono carenze e ostacoli nel servizio per poter intervenire tempestivamente”, ha affermato Bocci, evidenziando il ruolo del gruppo dem come osservatorio in assenza di uno ufficiale.