Politica e autonomie

Il Senato approva l’autonomia differenziata tra proteste

Via libera alle preintese con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto, ma le opposizioni protestano in Aula.

Il Senato approva l’autonomia differenziata tra proteste

Il Senato ha approvato con ottantaquattro voti favorevoli e cinquantanove contrari le risoluzioni sulle preintese per l’autonomia differenziata, un passo significativo per il Governo e quattro Regioni del Nord: Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto. Questo risultato è stato accolto con entusiasmo a Palazzo Lombardia, dove il sottosegretario alla Presidenza della Regione, Mauro Piazza, ha sottolineato l’importanza di questo traguardo, atteso da anni.

Cosa prevedono le preintese

Le preintese riguardano quattro materie: protezione civile (limitata agli interventi regionali), professioni (escludendo quelle regolate da ordini e le sanitarie), previdenza complementare e tutela della salute, connessa al coordinamento della finanza pubblica. La maggioranza ha scelto di procedere su ambiti che non richiedono la definizione preventiva dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). In ambito sanitario, l’obiettivo è trasferire alle Regioni funzioni aggiuntive per la gestione dei fondi nazionali.

Tuttavia, il percorso è ancora lungo. Ora il Consiglio dei ministri dovrà deliberare l’accordo e presentare entro 45 giorni quattro disegni di legge, che dovranno essere approvati da entrambi i rami del Parlamento a maggioranza assoluta. La Corte costituzionale ha già messo in guardia sulla necessità di trasferire singole funzioni con motivazioni specifiche.

Le reazioni e le proteste

Piazza ha risposto alle critiche, affermando che sono spesso il risultato di pregiudizi politici. Ha ribadito che l’autonomia differenziata è coerente con i principi della Costituzione e può contribuire a un Paese più solido e efficiente. Anche il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha definito la riforma un’opportunità per un ammodernamento istituzionale atteso da decenni.

Le opposizioni, tuttavia, hanno contestato l’approvazione, esponendo cartelli con lo slogan “No allo spacca Italia” e bocciando tutti e cinque gli ordini del giorno presentati. In particolare, il fronte del no contesta l’inclusione della sanità, ritenendo necessaria una ridefinizione preventiva dei livelli di prestazione. La questione si sposta ora a Montecitorio, dove la Commissione Affari costituzionali è già al lavoro sul dossier.