Infrastrutture

Nuovo ponte sull’Adda, la Regione: fondi Ue non in ballo

Terzi precisa: disponibili 90 milioni, ma il costo dell’opera supera quota 260

Nuovo ponte sull’Adda, la Regione: fondi Ue non in ballo

Non ci sono finanziamenti europei da perdere per il nuovo collegamento previsto tra Paderno d’Adda e Calusco. È la posizione espressa da Claudia Maria Terzi, assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche, in una nota diffusa il 9 settembre per rispondere alle ricostruzioni secondo cui le risorse comunitarie destinate al progetto sarebbero a rischio.

La precisazione della Regione si basa sulla risposta fornita il 4 settembre da Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, a un’interrogazione dell’eurodeputato Gaetano Pedullà. Nel documento viene indicato che il Fondo europeo di sviluppo regionale e il meccanismo per collegare l’Europa nel settore dei trasporti non hanno contribuito al finanziamento del ponte ferroviario sul fiume Adda.

Il chiarimento sulle risorse europee

L’interrogazione, presentata l’11 giugno con il numero E-002426/2026, chiedeva se per l’opera fossero stati richiesti o concessi contributi europei. Venivano inoltre sollevati interrogativi sugli effetti del progetto su traffico, qualità dell’aria e rumore, alla luce del principio europeo del non arrecare un danno significativo.

La Commissione ha chiarito di non essere stata coinvolta nella valutazione di ammissibilità, che spetta alle autorità competenti. Ha inoltre ricordato che il monitoraggio dei fondi di coesione è affidato alle autorità nazionali o regionali che li gestiscono e che eventuali contributi possono essere sospesi, revocati, recuperati o riorientati se non vengono rispettate le regole europee. Proprio questo passaggio sulla revocabilità ha alimentato il dibattito politico e territoriale.

A sostegno dell’interrogazione era stato richiamato uno studio commissionato dalla Provincia al Centro studi PIM. Secondo la simulazione, il nuovo viadotto a doppia corsia, stradale e ferroviaria, potrebbe determinare un aumento del traffico veicolare del 90 per cento, fino a circa 14.700 transiti al giorno, compresi 2.000 camion.

La copertura finanziaria dell’opera

Il punto ancora aperto riguarda la disponibilità economica. Nel Contratto di programma 2022-2026 tra ministero delle Infrastrutture e Rfi sono indicati 90 milioni di euro. Terzi sottolinea tuttavia che la somma non è sufficiente per realizzare un’infrastruttura il cui costo stimato supera i 260 milioni di euro, come riportato nel bando del concorso di progettazione.

La parte restante dovrà quindi essere reperita negli anni futuri. La Regione non esclude che possano arrivare anche risorse europee, ma precisa che al momento non sono previste. La copertura certa rappresenta dunque circa un terzo dell’importo stimato, mentre il finanziamento complessivo resta da definire.

Terzi ha contestato le affermazioni diffuse da comitati, associazioni e professionisti che, pur riconoscendo la necessità del nuovo collegamento, si oppongono al suo percorso. Secondo l’assessore, sostenere che la realizzazione dipenda da fondi comunitari non corrisponde alla situazione attuale.

Intanto Rfi sta esaminando le proposte presentate al concorso internazionale di progettazione, avviato dopo il dibattito pubblico e orientato alla realizzazione del nuovo collegamento in affiancamento all’attuale Ponte San Michele. I progetti dovranno garantire continuità ferroviaria, accessibilità dai centri abitati, ridotto consumo di suolo e tutela paesaggistica, ambientale e idraulica. Il viadotto ottocentesco, risalente al 1889, dovrebbe essere chiuso al traffico nel 2030.