Una coppia di pensionati di Merate è stata raggirata e derubata di oro e gioielli di famiglia per un valore di diverse migliaia di euro. I malviventi hanno utilizzato una messinscena costruita attorno a una presunta rapina in gioielleria e alla necessità di verificare il possibile coinvolgimento dell’auto della donna.
Il colpo è stato messo a segno all’ora di pranzo di martedì 27 ottobre. Tutto è cominciato alle 12.20, quando la pensionata ha ricevuto una chiamata su WhatsApp. Sullo schermo compariva il logo dell’Arma dei carabinieri, con il riferimento al comando di Lecco. L’uomo dall’altra parte della linea si è presentato come un militare e ha sostenuto di dover notificare una denuncia.
Secondo il racconto fornito dal truffatore, il giorno precedente era stata rapinata una gioielleria: dalla stessa attività sarebbero stati sottratti preziosi per 210mila euro e 30mila euro in contanti. L’auto nera utilizzata per la fuga, ha aggiunto il falso carabiniere, risultava intestata alla donna, della quale conosceva già le generalità. A sostegno della storia, il malvivente ha inviato un presunto verbale relativo alla rapina.
Il marito attirato in caserma
La donna ha coinvolto il marito, che è stato contattato da un complice e invitato a raggiungere la caserma di via Gramsci per consentire le verifiche. L’obiettivo dichiarato era ricostruire gli spostamenti della coppia, accertare dove si trovassero al momento della rapina e controllare i beni in loro possesso. Mentre l’uomo si allontanava, la moglie è rimasta al telefono con il sedicente carabiniere.
Per quasi due ore l’interlocutore ha guidato la pensionata nelle operazioni da compiere, con modi rassicuranti ma anche con pressioni sempre più insistenti. Le ha chiesto di raccogliere tutti i gioielli presenti in casa e di disporli su un panno bianco, sul tavolo, per verificare che non fossero oggetti rubati. La donna ha pesato i preziosi su una bilancia da cucina: circa 230 grammi tra catenine, bracciali, anelli e altri oggetti legati ai ricordi familiari. Ha quindi fotografato il materiale e ha inviato l’immagine su WhatsApp.
Il falso controllo e la fuga con i gioielli
A quel punto il complice al telefono ha annunciato l’arrivo di un collega incaricato di effettuare i controlli. La pensionata ha visto un uomo in attesa al cancello e lo ha fatto entrare. Non indossava la divisa ed era trasandato, ma la donna ha ritenuto che potesse trattarsi di un militare in borghese impegnato nelle indagini.
La messinscena è proseguita con la richiesta di disinfettarsi accuratamente le mani, perché sarebbe stato necessario rilevare le impronte. Quando la donna ha proposto di farlo in cucina, l’interlocutore telefonico ha alzato la voce e le ha intimato di collaborare. Poco dopo, mentre si trovava in un’altra stanza, la vittima ha notato che lo sconosciuto stava uscendo. Il complice ha sostenuto che l’uomo si fosse allontanato per recuperare un tampone necessario agli accertamenti.
Tornata in soggiorno, però, la donna ha scoperto che erano spariti sia il falso militare sia i gioielli. Poco dopo si è interrotta anche la telefonata. Nel frattempo, la presenza del marito davanti alla caserma aveva insospettito un vero carabiniere, che gli ha chiesto spiegazioni. È stato in quel momento che il pensionato ha capito di essere stato raggirato e ha raggiunto la moglie.
I coniugi hanno ricostruito l’accaduto con i militari intervenuti nella loro abitazione e si sono recati in caserma per formalizzare la denuncia. Agli investigatori hanno consegnato le conversazioni WhatsApp, la fotografia dei preziosi e il presunto verbale della rapina. La chat è risultata però incompleta, perché parte dei contenuti era scomparsa.
Le forze dell’ordine invitano a non assecondare richieste di consegna o verifica di gioielli e denaro avanzate da persone che si presentano come appartenenti alle forze di polizia. In caso di telefonate sospette è necessario interrompere il contatto, non fare entrare sconosciuti e chiamare il 112 attraverso un canale autonomo, senza utilizzare numeri o collegamenti forniti dall’interlocutore.