Una rissa tra bagnanti è avvenuta a Mandello del Lario, sulla sponda lecchese del lago, come documentato da un video diffuso nella serata di domenica 26 luglio dalla pagina Instagram Welcome to Favelas. Il filmato, che ha rapidamente raccolto oltre quattromila reazioni e più di quattrocento commenti, mostra un gruppo di persone che si affronta in un’area verde attrezzata del lido.
Nel video, della durata di poco meno di un minuto, si vedono diversi adulti azzuffarsi, mentre altri bagnanti assistono e riprendono la scena. Almeno due uomini, identificabili come addetti alla sicurezza grazie ai loro abiti con la scritta “security”, intervengono per separare i contendenti e bloccano a terra una persona. Stando a quanto riportato, gli stessi addetti sarebbero stati aggrediti durante l’intervento. Fortunatamente, non ci sarebbero stati feriti gravi e nessuno è stato trasportato in ospedale.
Un’estate segnata dai controlli
Questo episodio si inserisce in un’estate già segnata da misure di controllo a Mandello. A inizio giugno, dopo una petizione firmata da circa 1.600 cittadini, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Riccardo Fasoli, ha annunciato un pacchetto di misure per le aree a lago. Tra queste, l’accesso al lido è consentito solo previa registrazione con documento d’identità, mentre il molo di piazza Garibaldi è chiuso ai non titolari di posto barca. Inoltre, sono stati previsti steward nei giardini pubblici nei giorni di maggiore afflusso e un presidio rafforzato della polizia locale, supportato da un servizio di vigilanza privata.
Il lido comunale ha riaperto il 20 giugno seguendo queste nuove regole. Tuttavia, il pacchetto di misure ha suscitato divisioni tra i cittadini. Infatti, nei giorni successivi alla riapertura, una segnalazione giunta alla redazione ha contestato l’impostazione del provvedimento, evidenziando come tra l’annuncio e il testo effettivo dell’ordinanza fosse sparito il divieto di accesso per i minori non accompagnati provenienti da altri comuni. La critica principale è che la vera questione non sia tenere lontani i ragazzi, ma piuttosto costruire spazi in cui possano stare senza essere percepiti come una minaccia.