Raccolta lombarda

Fine vita, dal Lecchese 1.201 firme per la proposta

Il testo punta a fissare tempi e procedure per l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria

Fine vita, dal Lecchese 1.201 firme per la proposta

Sono 1.201 i residenti nel Lecchese che hanno sottoscritto la proposta di legge regionale di iniziativa popolare Liberi Subito, dedicata all’organizzazione del servizio sanitario per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Il testo è stato depositato mercoledì 16 settembre al Consiglio regionale della Lombardia, a Milano, dall’Associazione Luca Coscioni.

In tutta la regione le sottoscrizioni raccolte sono state 17.384, più del doppio rispetto a quelle presentate due anni fa. In provincia di Lecco, 1.171 firme sono state raccolte attraverso 14 tavoli organizzati nei mesi scorsi dalla Cellula Coscioni di Lecco. I firmatari residenti provengono da 67 Comuni su 84, pari all’80% del territorio provinciale.

La raccolta nel territorio

Il capoluogo registra il numero più alto, con 729 firme. Seguono Missaglia, con 204 sottoscrizioni, e Merate, con 94. Alla campagna hanno aderito anche amministratori e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il consigliere regionale Gian Mario Fragomeli, il consigliere provinciale Paolo Lanfranchi e alcuni consiglieri comunali di Lecco, Paderno d’Adda, Merate ed Ello.

Al deposito della proposta in Regione erano presenti Marco Cappato, Matteo Mainardi, coordinatore nazionale della campagna, Cristiana Zerosi del Comitato promotore lombardo e Valeria Imbrogno, compagna di Dj Fabo e coordinatrice del Numero Bianco dell’associazione. Hanno partecipato anche rappresentanti delle Cellule Coscioni lombarde e i consiglieri regionali che hanno sostenuto la raccolta.

Il contenuto e i precedenti

La proposta non modifica i diritti già riconosciuti dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, ma interviene sull’organizzazione del Servizio sanitario regionale. L’obiettivo indicato dai promotori è definire procedure e tempi certi, evitando ritardi ingiustificati nella verifica delle condizioni delle persone che chiedono di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria.

Per la Lombardia si tratta del secondo tentativo. Nel gennaio 2024 erano state depositate 8.181 firme, ma nel novembre dello stesso anno l’iniziativa era stata fermata in Aula da una questione pregiudiziale di costituzionalità, approvata con 43 voti favorevoli e 34 contrari. La motivazione sostenuta era che la materia rientrasse nella competenza esclusiva dello Stato.

Secondo i promotori, lo scenario è cambiato dopo la sentenza 204 del 2025, con cui la Consulta, pronunciandosi sulla legge toscana, ha chiarito che le Regioni possono intervenire sul piano organizzativo per rendere effettivi diritti già riconosciuti. Da questa interpretazione è partita la nuova raccolta di firme, avviata nel 2026.

Il tema è tornato al centro del dibattito regionale anche dopo la procedura che ha riguardato Domenico Zuccarella, 59enne di Giussano. Ad agosto, il Servizio sanitario regionale ha organizzato per la prima volta anche l’intera fase attuativa. Sulla vicenda Fratelli d’Italia ha depositato un’interrogazione in Consiglio regionale, firmata come secondo firmatario dal consigliere lecchese Giacomo Zamperini. Nello stesso periodo, a Lecco, sono comparsi manifesti contro l’eutanasia firmati da Militia Christi.

Nella dichiarazione congiunta, Cristiana Zerosi e Marco Cappato hanno riconosciuto alla Giunta Fontana e all’assessore Guido Bertolaso di essersi assunti la responsabilità di fornire risposte ai malati e indicazioni alle aziende sanitarie. I promotori chiedono però che le regole non dipendano dalla sensibilità di chi governa in quel momento la Lombardia, ma diventino un riferimento stabile per le persone malate e per il personale sanitario.

Il prossimo passaggio spetta all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, che dovrà esprimersi sull’ammissibilità entro 15 giorni dal deposito, con una possibile proroga di altri 10. In caso di ammissione, il presidente dell’Assemblea assegnerà il testo alla commissione competente. Dopo l’esame, la proposta arriverà in Aula per la discussione e il voto, che dovrà avvenire entro nove mesi dall’assegnazione anche se la commissione non avesse concluso il proprio lavoro. Iniziative analoghe sono in discussione in Umbria e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, mentre in altre sei regioni sono già state depositate. In Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta la discussione è stata respinta.