Le recenti manifestazioni hanno riportato al centro del dibattito pubblico il caro vita e le difficoltà della scuola italiana. Accanto agli episodi di violenza registrati a Milano, si sono svolti cortei pacifici ai quali hanno partecipato cittadini e studenti, tra cui alcuni ragazzi del liceo M.G. Agnesi di Merate.
La violenza, sottolinea Giuseppe Lanzillotti, responsabile U30 di Azione Lecco, deve essere condannata senza ambiguità. Allo stesso tempo, le ragioni di chi protesta pacificamente devono essere ascoltate e affrontate con risposte concrete. Il costo della vita pesa sulle famiglie e riduce le risorse disponibili per sostenere i figli negli studi e accompagnarli verso l’autonomia.
Il peso dell’autonomia economica
Per molti ragazzi, trovare un lavoro non significa necessariamente riuscire a mantenersi. Gli stipendi possono risultare insufficienti rispetto ai costi dell’abitazione e dei servizi essenziali. Secondo Eurostat, nel 2025 i giovani italiani hanno lasciato la casa dei genitori mediamente a 30,2 anni: un dato che riflette anche le difficoltà del percorso verso l’indipendenza economica.
La situazione è particolarmente delicata per gli studenti universitari fuori sede, chiamati a sostenere affitti elevati oltre alle spese per trasporti, alimentazione, libri e tasse. Quando questi costi diventano insostenibili, la scelta del percorso di studi rischia di dipendere non soltanto dalle capacità e dalle aspirazioni individuali, ma anche dalle disponibilità della famiglia.
Il diritto allo studio, osserva Lanzillotti, deve essere un’opportunità concreta e non un privilegio. Il caro vita può spingere i ragazzi a rinviare l’uscita dalla famiglia d’origine, rinunciare a esperienze formative, accettare lavori poco retribuiti o rimandare progetti personali. Una difficoltà economica finisce così per trasformarsi in un problema sociale, limitando le opportunità e rendendo più difficile costruire il proprio futuro.
Le criticità della scuola
Alle difficoltà economiche si aggiungono i problemi della scuola italiana: edifici che necessitano di manutenzione, carenza di insegnanti e insufficienza del sostegno per gli studenti con disabilità. Gli interventi, secondo Azione, non possono gravare esclusivamente sui bilanci di comuni e province. Servono investimenti, continuità didattica, maggiore attenzione all’inclusione e programmi capaci di preparare gli studenti ai cambiamenti del mondo del lavoro e della società.
Di fronte agli episodi di disordine, lo Stato deve tutelare i cittadini e garantire il rispetto della legge. Gli interventi di ordine pubblico, però, non possono sostituire le risposte ai problemi economici ed educativi. Tra le priorità indicate figurano il sostegno al potere d’acquisto, l’accesso ad alloggi a prezzi sostenibili, il rafforzamento del diritto allo studio e un piano di investimenti per l’ammodernamento degli istituti.
L’obiettivo, conclude il responsabile politico, non è promettere soluzioni semplici a questioni complesse, ma fissare priorità verificabili e valutare i risultati delle politiche adottate. Le nuove generazioni chiedono condizioni che consentano loro di studiare, lavorare e diventare autonome senza partire svantaggiate per ragioni economiche. La credibilità delle istituzioni passa quindi sia dal rispetto delle regole sia dalla capacità di offrire opportunità reali.