Zaccaria Mouhib, il 25enne di Calolziocorte conosciuto come Baby Gang, resterà in carcere. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco, Gianluca Piantadosi, ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare con gli arresti domiciliari in una comunità terapeutica, attraverso l’uso del braccialetto elettronico.
La decisione riguarda l’inchiesta della Procura di Lecco nella quale al trapper vengono contestate, tra gli altri addebiti, la detenzione di armi e presunti maltrattamenti ai danni della compagna. Le accuse sono ancora da provare in giudizio e le valutazioni contenute nell’ordinanza si riferiscono alla fase cautelare, senza anticipare un accertamento definitivo sulla responsabilità dell’indagato.
Le valutazioni del gip
Secondo quanto riportato dall’Ansa, il gip descrive Mouhib come inserito in una rete criminale più ampia e di livello internazionale. Nel provvedimento viene richiamato anche il viaggio in Iraq, dove il trapper avrebbe sparato con bazooka e altre armi da guerra. Per il giudice, questi elementi inciderebbero sulla valutazione della pericolosità sia personale sia legata alla figura artistica, anche in considerazione del modo in cui tali esperienze sarebbero state rappresentate sui social.
Un ulteriore profilo considerato dal giudice riguarda il seguito di Baby Gang. Mouhib sarebbe in grado di influenzare una cerchia ampia di persone, ritenute pronte a sostenerlo e proteggerlo. Nell’ordinanza il 25enne viene quindi indicato come violento e inaffidabile: giudizi che, anche in questo caso, sono stati formulati nell’ambito della valutazione delle esigenze cautelari.
La posizione della difesa
L’avvocato Niccolò Vecchioni ha impugnato l’ordinanza davanti al Tribunale del Riesame di Milano. Secondo il legale, nel provvedimento non sarebbe indicato alcun componente della presunta rete che avrebbe portato il trapper in Iraq nel 2025. La difesa sostiene inoltre che quel viaggio avesse un obiettivo diverso: la realizzazione di un videoclip, in un periodo nel quale la musica avrebbe rappresentato per Mouhib un interesse prevalente.
A sostegno della richiesta di trasferimento in comunità, il difensore ha richiamato una doppia diagnosi, associata a un disturbo psichiatrico e all’abuso di sostanze stupefacenti. Sarà ora il Riesame a valutare l’impugnazione e a stabilire se confermare la permanenza in carcere o consentire il trasferimento nella struttura terapeutica.
I precedenti procedimenti
La vicenda si inserisce in una serie di procedimenti giudiziari. L’11 settembre 2025 i carabinieri avevano trovato Mouhib in possesso di una pistola con matricola abrasa in una camera d’albergo a Milano. Altre due armi erano state rinvenute nell’abitazione di Calolziocorte. Per quel procedimento, celebrato con rito immediato davanti ai giudici milanesi, la Corte d’appello ha ridotto la pena da due anni e otto mesi a un anno e sei mesi.
Ad aprile, nel carcere di Busto Arsizio, il trapper era stato sottoposto al regime di sorveglianza particolare. Il nuovo passaggio davanti al Riesame dovrà ora chiarire se la misura cautelare resterà invariata oppure se potrà essere sostituita con la permanenza in comunità.