La Corte d’appello di Milano ha ridotto da due anni e otto mesi a un anno e sei mesi di reclusione la pena inflitta a Zaccaria Mouhib, il rapper 25enne conosciuto come Baby Gang. Il procedimento, celebrato con rito abbreviato, riguardava una pistola semiautomatica con la matricola abrasa trovata dai carabinieri in una camera d’albergo di Milano l’11 settembre di un anno fa.
La pistola trovata in albergo
In secondo grado i giudici milanesi hanno riconosciuto all’imputato, difeso dall’avvocato Niccolò Vecchioni, le attenuanti generiche. La contestazione comprendeva il porto abusivo di arma e la ricettazione. Il ritrovamento era avvenuto nell’ambito di un’indagine più ampia condotta dai carabinieri di Lecco sul traffico di armi e droga, che aveva portato a diversi arresti in provincia.
Il fascicolo relativo all’arma era stato trasferito alla Procura di Milano, competente per il luogo in cui la pistola era stata scoperta. Nel novembre successivo, la giudice per le indagini preliminari Fiammetta Modica aveva disposto il rinvio a giudizio con rito immediato, su richiesta del pubblico ministero Maura Ripamonti. Nella stessa giornata del fermo, durante una perquisizione nell’abitazione di Calolziocorte, erano state trovate altre due armi da fuoco nascoste nel doppio fondo di un mobile.
Il procedimento ancora aperto a Lecco
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, i giudici avevano descritto Mouhib come una persona di spiccata pericolosità, richiamando precedenti accumulati dal 2018, quando era ancora minorenne, fino all’anno scorso. Tra questi figuravano lesioni personali, rissa, detenzione illegale di arma e resistenza. I giudici avevano inoltre evidenziato che, mentre si trovava ai domiciliari in comunità, il rapper avrebbe violato più volte e consapevolmente le prescrizioni imposte.
La riduzione della pena non chiude il contenzioso giudiziario che coinvolge l’artista. Dalla stessa inchiesta della Procura di Lecco è nato infatti un secondo arresto, eseguito a marzo dai carabinieri insieme a dodici misure cautelari nei confronti di un gruppo che, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto capo a Mouhib.
Le accuse di questo procedimento, ancora da dimostrare in giudizio, comprendono rapina aggravata, sequestro di persona e presunti maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna convivente. I fatti contestati si sarebbero verificati tra il 2023 e il luglio 2025. Si tratta del capitolo più grave ancora pendente, per il quale il rapper rischia un’ulteriore pena detentiva.
Ad aprile, dalla casa circondariale di Busto Arsizio, dove era sottoposto al regime di sorveglianza particolare, Mouhib aveva respinto ogni addebito e annunciato querele, sostenendo di essere perseguitato. La sentenza d’appello sulla pistola riduce dunque una delle condanne, mentre il procedimento più delicato deve ancora entrare nel vivo.