Giustizia e legittima difesa

Roberto Castelli contesta la condanna del gioielliere Roggero

L'ex ministro della Giustizia critica la sentenza della Cassazione contro Mario Roggero, condannato per l'uccisione di due rapinatori.

Roberto Castelli contesta la condanna del gioielliere Roggero

La condanna definitiva a Mario Roggero ha suscitato forti polemiche, anche a Lecco. Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia e attuale segretario del Partito Popolare del Nord, ha espresso la sua contrarietà alla sentenza della Cassazione, definendola un grave errore. Il riferimento è alla pronuncia del 15 luglio, con cui la prima sezione penale della Suprema Corte ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per Roggero, che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ferì un terzo durante un assalto alla sua gioielleria di Gallo di Grinzane Cavour, nel Cuneese.

I giudici hanno respinto la tesi della legittima difesa, ritenendo che i colpi fossero stati esplosi quando la rapina era già conclusa e i banditi in fuga. Castelli ha dichiarato: “Oggi mi hanno chiamato molti militanti del nostro partito, indignati per la sentenza nei confronti del signor Roggero. Sono unanimemente indignati perché non riescono a comprendere come possa un cittadino onesto e lavoratore venire condannato a una pena così grave, semplicemente per aver difeso la sua famiglia”.

Vulnus alla legge e alla Costituzione

Castelli ha riconosciuto che le circostanze non erano “precisamente quelle per cui prevale la legittima difesa”, ma ha sostenuto che siano stati compiuti “due gravi vulnus: uno alla legge e uno alla Costituzione”. In particolare, ha richiamato l’articolo 55 del Codice penale, affermando che “non è punibile colui che agisce in uno stato di grave alterazione psichica” e che Roggero fosse in tale stato dopo l’aggressione subita, un’interpretazione contestata da esperti del settore.

Il secondo punto sollevato da Castelli riguarda il principio costituzionale secondo cui la giustizia è amministrata in nome del popolo. “Significa anche che la Giustizia deve essere amministrata tenendo presente l’idem sentire del Popolo”, ha argomentato. “Sono certo che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani sia a favore di Roggero e contro quei delinquenti, che addirittura vedranno i parenti prendere dei soldi perché sono stati uccisi”. Ha concluso affermando: “Questa sentenza non è stata fatta in nostro nome”.

Il caso Roggero e le reazioni politiche

Il caso di Roggero ha diviso l’opinione pubblica per cinque anni, attirando anche l’attenzione di esponenti di primo piano del Governo. Il vicepremier Matteo Salvini ha recentemente invocato la grazia per il gioielliere. La ricostruzione dei fatti da parte dei giudici è stata consolidata attraverso tre gradi di giudizio. Il 28 aprile 2021, tre uomini armati di pistole giocattolo fecero irruzione nella gioielleria, prendendo in ostaggio la moglie e la figlia del titolare. Roggero inseguì i rapinatori mentre stavano già fuggendo e, nel parcheggio antistante, esplose i colpi che uccisero Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, ferendo il terzo componente della banda, Alessandro Modica. Per l’accusa, non si trattò di legittima difesa, ma di una illegittima vendetta.

In primo grado, la condanna era stata di 17 anni, poi ridotta a 14 anni e 9 mesi dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino nel dicembre 2025 e ora confermata in via definitiva. Con la sentenza diventa esecutivo anche il pagamento di provvisionali per complessivi 480mila euro. I difensori di Roggero, gli avvocati Stefano Marcolini e Sergio Rovani, hanno annunciato di voler valutare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo dopo il deposito delle motivazioni. Roggero, 72 anni, si è costituito spontaneamente.