Una famiglia media di Lecco si troverà a spendere 797 euro in più nell’arco di un anno a causa dell’aumento dei prezzi. Questo dato è stato calcolato dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base delle informazioni fornite dall’Istat riguardanti l’inflazione di giugno. Lecco si posiziona al trentacinquesimo posto nella classifica nazionale dei rincari, superando la media italiana di 758 euro, nonostante un’inflazione locale più contenuta.
Il dato lecchese presenta un paradosso: la variazione annua dei prezzi in città è stata del 2,8%, due decimi sotto il 3% nazionale. Tuttavia, la spesa aggiuntiva risulta più alta della media, poiché la stessa percentuale applicata a un livello di consumi più elevato porta a un esborso maggiore. Mentre i prezzi a Lecco sembrano frenare, il peso sul portafoglio delle famiglie è più significativo.
Lecco quinta in Lombardia
Nel confronto con le altre città lombarde, Lecco occupa la quinta posizione per quanto riguarda i rincari. Le città che la precedono sono Pavia, ottava in Italia con 929 euro di rincaro e un’inflazione del 3,1%, Mantova con 882 euro (+3,1%), Como con 869 euro (+2,9%) e Bergamo con 839 euro (+2,8%). Le città che seguono Lecco sono Brescia (779 euro), Varese (749 euro), Lodi (740 euro), Milano (671 euro) e Cremona (629 euro), quest’ultima con l’inflazione più bassa della regione, al 2,1%.
Il capoluogo lombardo, spesso associato al caro-vita, si colloca quindi in fondo alla graduatoria dei rincari. A Milano, l’inflazione di giugno si è fermata al 2,2%, la più contenuta tra le città lombarde insieme a Cremona. Nel complesso, la Lombardia si posiziona al settimo posto tra le regioni, con 761 euro di spesa supplementare e un’inflazione del 2,6%. Anche rispetto alla propria regione, Lecco risulta quindi più gravata dai rincari.
Ferrara la più cara d’Italia
In cima alla classifica nazionale si trova Ferrara, dove l’inflazione al 4% si traduce in 1.157 euro di spesa aggiuntiva annua per una famiglia media. Al secondo posto c’è Verona con 1.083 euro (+3,9%), seguita da Bolzano con 1.033 euro (+3,4%). Le prime posizioni sono completate da Massa-Carrara e Pistoia, entrambe con 957 euro, seguite da Rimini, Vicenza, Pavia, Siena e Viterbo. L’inflazione più alta d’Italia è quella di Olbia-Tempio, al 4,3%, che in termini di spesa aggiuntiva si colloca al ventunesimo posto con 853 euro.
Al contrario, la città più parsimoniosa è Brindisi, dove l’aggravio annuo si ferma a 459 euro, seguita da Ancona (537 euro) e Benevento (547 euro). Tra le regioni, il rincaro più pesante si registra in Trentino-Alto Adige con 917 euro, seguita da Lazio e Veneto; la più virtuosa è la Basilicata, con 583 euro.