Truffa edilizia

Sequestro da 4 milioni per truffa legata al Superbonus

Indagati un legale rappresentante e un professionista per lavori mai realizzati e crediti d'imposta incassati.

Sequestro da 4 milioni per truffa legata al Superbonus

Un’impresa edile è finita nel mirino della Guardia di finanza per un presunto meccanismo di truffa legato al Superbonus. I finanzieri hanno sequestrato beni per oltre 4 milioni di euro nei confronti del legale rappresentante della società e di un professionista, entrambi indagati per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecco su richiesta della Procura.

Le indagini hanno rivelato che gli interventi di adeguamento antisismico e di riqualificazione energetica, regolarmente fatturati, non sono mai stati realizzati. I crediti d’imposta collegati al Superbonus 110% sono stati incassati fino all’ultimo euro, nonostante i lavori non siano mai partiti.

Fatture false e raggiri

Secondo l’accusa, l’impresa indagata ha emesso fatture per operazioni inesistenti, destinate a due condomini della provincia di Monza e Brianza e a un proprietario di un immobile nel Lecchese. Le fatture attestavano stati di avanzamento lavori superiori al 30 o al 60 per cento, soglie che consentono la cessione del credito. Tuttavia, quegli avanzamenti erano del tutto inesistenti o non eseguiti nei tempi dichiarati.

Per rendere credibile il raggiro, sono state utilizzate asseverazioni fittizie inviate all’Enea, che certificavano falsamente la congruità delle spese e la conclusione dei lavori. Una volta formalizzata la documentazione, i responsabili avrebbero proceduto a svuotare i cassetti fiscali dei committenti, prelevando i crediti d’imposta.

Sequestro di beni e indagini in corso

In un caso, per dimostrare l’installazione di pannelli fotovoltaici, sono state utilizzate fotografie di un altro stabile, mentre i lavori non erano mai avvenuti. Gli elementi raccolti dai finanzieri hanno portato alla richiesta di sequestro di beni per equivalente, per impedire che il vantaggio economico della presunta truffa si consolidasse.

Il provvedimento ha portato al vincolo di disponibilità finanziarie, beni immobili e crediti d’imposta ancora presenti nel cassetto fiscale della società coinvolta. Questa operazione si inserisce in un contesto investigativo più ampio, che nell’ultimo anno ha permesso alla Compagnia di Cernusco Lombardone di sottrarre alla criminalità economica oltre 8 milioni di euro. Un anno fa, un’altra inchiesta sui bonus edilizi nel Lecchese si era conclusa con un sequestro simile nei confronti di un imprenditore.

Infine, la Guardia di finanza ricorda che, secondo il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone indagate potrà essere accertata solo con una sentenza irrevocabile di condanna.