La solennità di Ognissanti è stata celebrata in anticipo rispetto alla domenica, secondo la tradizione liturgica che riserva alla domenica la centralità della Pasqua settimanale. La ricorrenza richiama la celebre pagina evangelica delle beatitudini, con cui Matteo introduce il discorso della montagna pronunciato da Gesù.
Il racconto evangelico si apre con lo sguardo compassionevole del Signore sulle folle. Gesù sale sul monte e si mette a sedere, assumendo il gesto solenne del maestro che insegna. Il luogo elevato invita a innalzare lo sguardo e ad ascoltare con maggiore attenzione, mentre la posizione seduta richiama la forma tradizionale dell’insegnamento nella cultura ebraica.
La beatitudine secondo il Vangelo
Le beatitudini presentano una prospettiva distante dai criteri mondani. Il loro centro è la giustizia, dapprima desiderata e poi perseguita fino alla prova. Il messaggio evangelico si contrappone alla ricerca del dominio, del potere e delle soddisfazioni materiali, indicando nella comunione con Dio la vera fonte della felicità.
La beatitudine, osserva don Giovanni Milani, non coincide con il benessere materiale, ma con l’approvazione divina che sostiene il discepolo anche quando viene misconosciuto o disprezzato. Nell’ultima delle beatitudini, rivolta direttamente ai presenti e a tutti i discepoli futuri, anche la persecuzione può diventare motivo di gioia, nella certezza che grande è la ricompensa nei cieli.
La rete e il destino delle genti
La riflessione prosegue con il tema della domenica dedicato alla partecipazione delle genti alla salvezza. Al centro viene proposta la parabola della rete gettata in mare, capace di raccogliere ogni genere di pesci. L’immagine richiama un destino comune e universale: tutti sono accolti nella rete, prima di una valutazione della vita e delle sue scelte.
La separazione tra i pesci buoni, conservati nei canestri, e quelli cattivi non viene letta soltanto come una condanna, ma come il riconoscimento dell’utilità o dell’inutilità delle esistenze. La scelta dei termini evangelici suggerisce una distinzione tra ciò che è buono e ciò che è corrotto, senza cancellare il significato luminoso dell’abbraccio rivolto a tutte le genti.
Il pescatore resta anonimo nel racconto, ma la lettura proposta riconduce anche questa immagine all’azione del Signore, desideroso di una pesca ampia e capace di raggiungere ogni persona. La conclusione del discorso in parabole introduce poi la figura dello scriba divenuto discepolo, attento amministratore dei tesori ricevuti.
Il discepolo è paragonato al padrone di casa che sa trarre dal proprio patrimonio cose nuove e cose antiche. I tesori della Parola del Signore diventano così strumenti da custodire e interpretare con saggezza, per orientare la vita e il cammino verso il regno dei cieli.