Fabrizio Fontana è morto dopo una vita segnata dalla distrofia muscolare di Duchenne, ma anche da un costante impegno nel lavoro, nelle relazioni e nella solidarietà. A ricordarlo è lo zio Angelo, che ne ripercorre il carattere, le difficoltà affrontate e il ruolo avuto nella storia della Maratona Telethon di Monte Marenzo.
Nel messaggio rivolto al nipote, Angelo ricorda le visite a casa e quelle risposte, tutto bene, bene, pronunciate da Fabrizio attraverso la cannula del respiratore. Dietro quelle parole, spiega, c’erano spesso dolore e fatica. Piccole richieste quotidiane, come sistemare la testa sulla carrozzina o alleviare il dolore a una gamba, sono diventate ricordi familiari e preziosi.
Lo zio sottolinea come Fabrizio cercasse di non preoccupare gli altri, mantenendo il sorriso anche nei momenti più difficili. Accanto a lui sono rimasti il padre Gerolamo, la sorella Debora, gli assistenti Egle, Debora e Roberto e l’amica Elvira. Angelo ha rivolto un ringraziamento anche agli amici di Andech, per la vicinanza e l’aiuto garantiti negli anni.
Il lavoro e la quotidianità
Un passaggio del ricordo riguarda la perdita della madre Marilena, avvenuta quando Fabrizio aveva 14 anni. In quella circostanza, racconta lo zio, fu proprio il ragazzo a dare coraggio agli adulti. La sua storia professionale è iniziata dopo la scuola, quando, 21 anni fa, trovò lavoro all’ATS di Lecco, occupandosi della rassegna stampa e di attività legate alle relazioni con il pubblico.
Per Fabrizio quel lavoro rappresentava un modo per sentirsi parte attiva della società e mantenere rapporti con colleghi e amici. Per molti anni raggiunse l’ufficio con il pulmino per il trasporto delle persone con disabilità del Comune di Monte Marenzo. Anche con la pioggia o la neve non voleva rinunciare alla partenza. Sul mezzo scherzava, seguiva lo sport e condivideva il viaggio con gli altri utenti.
Il peggioramento della malattia lo costrinse poi a proseguire l’attività da casa, fino agli ultimi giorni. La comunità, gli autisti, gli accompagnatori e gli utenti del servizio si sono stretti alla famiglia, condividendo il dolore per la perdita. Nel ricordo dello zio, la determinazione di Fabrizio emerge anche dagli episodi più semplici della vita quotidiana, affrontati senza lamenti nonostante le difficoltà legate al respiratore e alla carrozzina.
La storia di Telethon
Nel 1992, proprio a Monte Marenzo, prese il via la Maratona Telethon locale, legata alla storia di Fabrizio e alla volontà di trasformare una difficoltà personale in un messaggio di speranza per molte famiglie. La prima raccolta raggiunse 7 milioni di lire. Nel 2026, dopo 34 anni, il risultato è arrivato a sfiorare i 500 mila euro.
Fabrizio è stato per decenni il volto della mobilitazione, sostenuta da associazioni, volontari, amici e da diverse personalità del mondo della cultura e dello sport. La raccolta fondi è diventata un impegno collettivo a favore della ricerca e delle persone colpite da malattie difficili. Nel messaggio finale, Angelo ricorda il legame del nipote con il Milan e con lo sport, oltre al suo contributo a una rete di solidarietà che continua a coinvolgere numerosi paesi delle province di Lecco e Bergamo.
Il saluto dello zio si chiude con un ringraziamento alla famiglia, ai volontari, al coordinatore provinciale di Telethon Renato Milani e a quanti organizzano iniziative nelle piazze, serate musicali e spettacoli teatrali. Per Angelo, il lascito di Fabrizio resta nella forza trasmessa ai suoi cari e alle migliaia di persone che, attraverso la sua testimonianza, hanno imparato a credere nel valore della ricerca e della solidarietà.