Scontro infrastrutturale

Lecco-Bergamo, diffida a Calolziocorte sul tracciato San Gerolamo

Il comitato contesta la Soluzione 1 e chiede una visione complessiva dell’opera

Lecco-Bergamo, diffida a Calolziocorte sul tracciato San Gerolamo

Una nuova diffida riaccende il confronto sul completamento della Lecco-Bergamo, con particolare riferimento al lotto San Gerolamo. Il comitato Insieme per una diversa Lecco-Bergamo ha chiesto al Comune di Calolziocorte l’annullamento in autotutela del parere espresso dall’amministrazione sui possibili tracciati dell’infrastruttura.

La contestazione riguarda soprattutto la Soluzione 1, indicata dal Comune come ipotesi preferibile per il collegamento tra Chiuso e Calolziocorte. Il tracciato riprende nelle sue linee generali il progetto esecutivo sul quale erano stati avviati i lavori prima dell’interruzione del cantiere. Secondo il presidente del comitato Paolo Cola, la scelta dell’amministrazione non terrebbe conto in modo adeguato dello studio di fattibilità predisposto da Anas, che avrebbe individuato nella Soluzione 3 l’alternativa complessivamente più favorevole.

Le criticità contestate

Nell’istanza vengono richiamate le conseguenze che, secondo il comitato, deriverebbero dalla realizzazione del tracciato preferito dal Comune. Il progetto comporterebbe la demolizione di nove o dieci edifici e l’occupazione temporanea, attraverso espropri, di circa 9 mila metri quadrati di aree pubbliche e private.

Tra gli aspetti più delicati viene indicato l’impatto della galleria sulla falda acquifera. Il comitato teme un possibile effetto diga, con ostacoli al deflusso delle acque sotterranee e conseguenti rischi di occlusioni, infiltrazioni o cedimenti. Le preoccupazioni riguarderebbero una trentina di immobili situati nelle vicinanze del tracciato.

La Soluzione 1 presenta inoltre, secondo i dati richiamati nella diffida, un cantiere stimato in 63 mesi, oltre cinque anni, con lavorazioni notturne sotto la linea ferroviaria Milano-Lecco. Rispetto alla Soluzione 3, i lavori durerebbero circa 14 mesi in più, senza considerare eventuali imprevisti tecnici. Per il comitato, una durata e una complessità di questo tipo avrebbero ricadute sulla viabilità e sulla vivibilità di Calolziocorte, già interessata da consistenti flussi di traffico.

Il nodo della progettazione complessiva

La contestazione non riguarda soltanto il lotto San Gerolamo. Il punto centrale, secondo Cola, è l’assenza di una progettazione capace di considerare la Lecco-Bergamo come un’unica infrastruttura. Senza il successivo lotto Lavello, i veicoli in uscita dalla nuova galleria si riverserebbero su una rotatoria di dimensioni contenute e già sottoposta a forte pressione. Il rischio indicato è che la congestione venga semplicemente spostata di circa tre chilometri, direttamente nell’abitato.

Il lotto Lavello, destinato a proseguire il collegamento fino alla rotatoria del ponte Cesare Cantù, non avrebbe al momento risorse sufficienti neppure per la progettazione. Fuori dalla programmazione resterebbe anche il tratto tra il ponte Cantù, la Levata di Monte Marenzo e il Bisone, che dovrebbe raccordare le opere del versante lecchese con la variante di Cisano Bergamasco.

La posizione è stata ribadita durante l’assemblea pubblica organizzata a Monte Marenzo sulla Statale 639 tra Calolzio e Cisano Bergamasco. Il comitato chiede uno studio per un tracciato unico a monte, realizzato nella roccia e pensato per ridurre le interferenze con abitazioni, ferrovia e risorse idriche.

La diffida è stata indirizzata al sindaco Marco Ghezzi, alla giunta e ai consiglieri comunali. Il Comune dispone di 30 giorni per annullare in autotutela il proprio parere. L’associazione chiede inoltre una nuova valutazione contraria a tutte e tre le ipotesi esaminate da Anas. Dall’assemblea è emersa anche la volontà di chiedere entro un mese un incontro con Anas e con le Province di Lecco e Bergamo, affrontando parallelamente la manutenzione della strada esistente e la progettazione degli interventi strutturali.