La nona edizione del Festival della lingua Treccani si è conclusa a Lecco con una giornata dedicata alle molteplici funzioni delle parole. Gli appuntamenti finali hanno coinvolto Stefano Bartezzaghi, la filosofa del linguaggio Claudia Bianchi e il linguista Andrea Moro, impegnati in tre incontri dedicati all’enigmistica, alle dinamiche del consenso e alle origini del linguaggio.
Enigmi, rebus e trasformazioni della lingua
Il pomeriggio si è aperto con l’incontro Enigmistica in tracce, condotto dallo scrittore Paolo Di Paolo insieme a Bartezzaghi. Il volume Enigmistica, pubblicato da Treccani, ricostruisce la storia della disciplina attraverso definizioni, varianti, meccanismi, bibliografia ed esempi. Nel corso dell’appuntamento l’enigmista ha raccontato il legame familiare con questa attività, ricordando il padre e il fratello Alessandro, direttore della Settimana Enigmistica, oltre all’incontro universitario con Umberto Eco.
Bartezzaghi ha descritto l’enigmistica come una pratica basata sul rapporto tra ciò che viene nascosto e ciò che può essere trovato. Gli enigmi, ha spiegato, permettono anche di osservare l’evoluzione della lingua attraverso le parole che cambiano nel tempo. Tra i creatori citati figurano Umberto Eco, Italo Calvino e Primo Levi, mentre tra i solutori sono stati ricordati Roberto Benigni, Francesco Guccini, i Baustelle, Mina e Paolino Pulici.
Un passaggio è stato dedicato anche al metodo di lavoro dell’autore, che dal 2019 pubblica ogni giorno un cruciverba su Repubblica. Bartezzaghi ha inoltre affrontato il rapporto tra enigmistica, rebus e immagini, collegando queste forme alla storia della scrittura, ai sogni e ai meccanismi dell’inconscio.
Consenso e origini del linguaggio
Il secondo appuntamento ha avuto come protagonista Claudia Bianchi, professoressa ordinaria di Filosofia del linguaggio all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nell’incontro Conversazioni asimmetriche: rifiuto e consenso, la filosofa ha analizzato le pratiche comunicative nell’intimità e le asimmetrie che possono produrre incomprensioni e forme di violenza.
Bianchi ha sottolineato che il rifiuto può essere ignorato o considerato inefficace quando intervengono pregiudizi legati al ruolo della donna, alla relazione esistente o ai comportamenti precedenti. Ha quindi richiamato una concezione del consenso come processo amichevole, reversibile, informato ed entusiasta, mettendo in discussione il modello secondo cui l’uomo formula una richiesta e la donna sarebbe disponibile in assenza di un rifiuto esplicito.
A chiudere il festival è stato Andrea Moro, Accademico dei Lincei e docente di linguistica generale alla Scuola Normale Superiore di Pisa e alla IUSS di Pavia. Nel suo intervento, ispirato al libro Un pipistrello dagli occhi azzurri: Lucrezio, gli atomi e l’alfabeto, ha intrecciato filosofia, fisica e linguistica a partire dal De rerum natura di Lucrezio.
Moro ha proposto un parallelo tra la combinazione delle lettere, da cui nascono parole diverse, e quella degli atomi, capaci di formare gli oggetti e gli elementi della realtà. La riflessione si è poi concentrata sulla struttura delle lingue umane e sulle capacità biologiche che rendono possibile l’apprendimento, in contrapposizione ai modelli linguistici delle macchine, che necessitano di grandi quantità di dati.
Nel finale, il linguista ha affrontato il tema dell’infinito nella combinazione di numeri e parole e ha richiamato alcuni esempi biologici, tra cui la differenza tra topo e pipistrello e l’origine degli occhi azzurri da una singola mutazione. La manifestazione si è conclusa così mettendo in relazione gioco, relazioni intime, biologia e conoscenza.
Il festival è stato organizzato dalla Fondazione Treccani Cultura e dal Comune di Lecco, con il contributo di istituzioni, enti e soggetti del territorio. La manifestazione era a ingresso libero e ha visto anche la collaborazione di realtà culturali, universitarie e sportive, oltre al sostegno di Rai Cultura e Rai Radio 3 come media partner.