L’esperienza del banchetto improvvisato nel deserto, narrata nei versetti che precedono il brano evangelico, spinge le folle a cercare Gesù. Dopo aver attraversato il mare, lo raggiungono e gli chiedono quando sia arrivato dall’altra parte. La risposta del Signore, introdotta dalla formula solenne In verità, in verità, non si concentra però sulle modalità del suo arrivo, ma sulle ragioni che hanno condotto la gente a seguirlo.
Gesù osserva infatti che la folla lo cerca perché ha mangiato il pane ed è stata saziata, non perché abbia compreso il significato del segno compiuto. Il tema del nutrimento diventa così il centro del dialogo. L’invito è a non impegnarsi soltanto per il cibo destinato a finire, ma per quello che rimane e conduce alla vita eterna, il dono che il Figlio dell’uomo offre agli uomini.
Il segno e la fede
Alla domanda su ciò che occorre fare per compiere le opere di Dio, Gesù risponde indicando una sola opera: credere in colui che il Padre ha mandato. Gli interlocutori riconoscono nelle sue parole il riferimento a una missione divina, ma chiedono un segno che possa confermare la sua identità. Il confronto si sposta così dalle opere che i discepoli dovrebbero compiere alle opere attraverso le quali il maestro deve manifestarsi.
Poiché l’attenzione è ancora rivolta al pane, la folla richiama la manna ricevuta dagli Israeliti nel deserto, considerata il nutrimento disceso dal cielo. Nella tradizione ebraica, tuttavia, la manna non rappresentava soltanto un sostegno materiale: in quanto dono di Dio, era anche simbolo della Torah, cioè del cibo e dell’insegnamento necessari al cammino del popolo.
La vera manna
Gesù riprende questa immagine e la porta a compimento. Il Padre, afferma, dà il pane vero, quello che scende dal cielo e offre la vita al mondo. L’allusione è alla sua stessa persona: egli è la nuova manna, nutrimento universale e, nello stesso tempo, maestro che trasmette l’insegnamento e annuncia la fede.
Quando gli chiedono di ricevere sempre quel pane, Gesù precisa il significato della promessa con una dichiarazione solenne: Io sono il pane della vita. Chi va a lui non avrà più fame e chi crede non avrà più sete. Nel Vangelo secondo Giovanni questa è la prima delle sette formule Io sono, espressioni che presentano Gesù come persona divina e collegano la sua missione al nome stesso di Dio. Il pane evocato nel brano non indica quindi soltanto il sostentamento quotidiano, ma una vita nuova affidata alla fede e all’accoglienza del Figlio.