Riflessione religiosa

Il Vangelo invita a riconoscere il volto autentico di Gesù

Don Giovanni Milani analizza il dialogo tra Maestro e discepoli: pareri collettivi, adesione interiore.

Il Vangelo invita a riconoscere il volto autentico di Gesù

Nel commento alla terza domenica dopo il martirio di San Giovanni, don Giovanni Milani propone una riflessione sul modo in cui i discepoli sono chiamati a riconoscere l’identità di Gesù. Il brano si apre con il Signore raccolto in preghiera, in solitudine, lontano dal tempio e dal clamore delle folle. È da quella concentrazione personale che nasce la domanda rivolta ai suoi seguaci: chi dice la gente che egli sia?

La domanda non rappresenta un semplice sondaggio sull’opinione pubblica. Gesù chiede ai discepoli di interrogarsi sul significato della sua presenza e sul modo in cui viene percepito da quanti lo seguono. Le risposte richiamano figure decisive della storia religiosa d’Israele: Giovanni il Battista, Elia e uno degli antichi profeti tornato in vita. L’entusiasmo delle folle, osserva Milani, resta però legato al passato e non riesce ancora a cogliere la novità rappresentata dal Signore.

La risposta di Pietro

Il passaggio decisivo arriva quando Gesù sposta la domanda dalla voce della folla alla fede dei discepoli: e loro, chi pensano che egli sia? Pietro risponde riconoscendolo come il Cristo di Dio. In questa professione di fede, sottolinea il sacerdote, si apre uno sguardo nuovo: Gesù non è soltanto un profeta, neppure il più grande tra quelli conosciuti, ma colui nel quale si compiono le promesse attese dal popolo di Dio.

La rivelazione, tuttavia, non è ancora completa. Gesù chiarisce infatti che il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto, essere rifiutato e ucciso, per poi risorgere il terzo giorno. Il Messia non coincide con l’immagine di un leader acclamato dalle folle: il suo cammino passa attraverso il rifiuto, la morte e la resurrezione. Per questo, dopo aver parlato ai discepoli, chiede loro di mantenere il silenzio.

Una fede personale

Secondo la riflessione di don Giovanni Milani, i discepoli possiedono già una fede capace di anticipare la Pasqua, ma devono ancora comprenderne pienamente il significato. Non basta la diffusione di una notizia o il consenso della gente: serve un percorso di approfondimento che permetta di riconoscere nel Cristo il Figlio dell’uomo e il servo di Dio annunciato dai profeti.

Il brano propone così una domanda anche ai credenti di oggi. La fede non può basarsi soltanto sulle opinioni degli altri, nemmeno sulla tradizione ricevuta da chi ci ha preceduto. È necessario mettersi personalmente davanti a Gesù, il Cristo, e confrontarsi con il senso della sua missione. La riflessione invita quindi a superare la superficialità del giudizio collettivo per arrivare a una risposta consapevole e interiormente maturata.