Tutela identitaria

150mila euro per promuovere la lingua lombarda

Enti pubblici, università e fondazioni potranno presentare proposte: copertura fino all’80 per cento e conclusione delle attività entro il 31 dicembre.

150mila euro per promuovere la lingua lombarda

Centocinquantamila euro per sostenere iniziative dedicate alla promozione della lingua lombarda e delle sue varietà locali. È la dotazione prevista dalla Giunta della Lombardia nell’ambito del bando 2026, i cui criteri sono stati approvati ma che non è ancora stato pubblicato. L’avviso sarà rivolto a enti pubblici, istituzioni culturali, università, fondazioni ed ecomusei.

Il contributo potrà arrivare fino a 20mila euro per ciascun progetto e coprirà l’80 per cento dei costi ammissibili. La quota restante resterà a carico del soggetto proponente. Con le risorse disponibili sarà quindi possibile finanziare sette iniziative al livello massimo. Le domande saranno raccolte con procedura a sportello, fino all’esaurimento dei fondi, mentre le attività dovranno essere realizzate nel 2026 e concluse entro il 31 dicembre.

Il sostegno alle realtà lecchesi

L’iniziativa è stata illustrata da Mauro Piazza, sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all’Autonomia. Il provvedimento attua l’ordine del giorno 1905, presentato dalla Lega e approvato dal Consiglio regionale nel dicembre 2025 insieme al bilancio di previsione 2026-2028, e si inserisce nelle politiche previste dalla legge regionale 25 del 2016.

Piazza ha invitato anche le realtà culturali del territorio lecchese a presentare proposte, richiamando la presenza di una tradizione linguistica locale. Il calendario operativo resta però subordinato a un successivo atto dirigenziale, necessario per la pubblicazione del bando vero e proprio. Il sostegno regionale si aggiunge ad altre iniziative già promosse sul territorio, tra cui la raccolta di parole ed espressioni dialettali realizzata attraverso il progetto LumbarDialett, ospitato alla Sagra delle Sagre di Barzio.

La proposta alternativa del Partito Popolare del Nord

Il confronto sul tema è stato alimentato, a un giorno di distanza, da una nota firmata da Paolo Gulisano, responsabile della commissione Cultura, Identità e Questioni sociali del Partito Popolare del Nord, e da Lucas Casati, responsabile federale del partito e consigliere a Barzanò. Al centro del loro intervento non c’è il lombardo, ma l’occitano parlato nelle valli piemontesi.

Secondo il Ppn, i giovani con meno di vent’anni capaci di parlare correntemente l’occitano sarebbero ormai meno di cinquanta. Da qui la richiesta di un cambio di strategia, fondato soprattutto sull’insegnamento scolastico. Il partito sostiene che convegni, festival e iniziative culturali non siano sufficienti a garantire la trasmissione della lingua e propone il suo inserimento nei programmi di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado come materia curricolare. La proposta comprende anche l’istituzione di un albo regionale degli studiosi e di uno dei parlanti madrelingua.

Le due posizioni si riferiscono a due lingue differenti e poggiano su strumenti normativi diversi. La legge statale 482 del 1999 riconosce dodici minoranze linguistiche storiche, tra cui l’occitano, ma non include il lombardo. Per quest’ultimo la Lombardia interviene quindi attraverso la legge regionale 25 del 2016 e il finanziamento di progetti specifici.

Resta inoltre aperta la discussione sulla definizione stessa di lingua lombarda. Nel 2024, durante il confronto sui cartelli stradali bilingui, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Paola Pizzighini aveva sostenuto che in Lombardia esistano dialetti da tutelare, ma non una lingua lombarda unitaria. Il dibattito ripropone così due approcci: da una parte il contributo a progetto, dall’altra l’insegnamento scolastico come strumento principale per mantenere vive le parlate locali.