Riflessione biblica

Il rapporto tra Gesù e il Padre nel Vangelo di Giovanni

La liturgia propone una meditazione sul dono della vita eterna e sul giudizio

Il rapporto tra Gesù e il Padre nel Vangelo di Giovanni

Il brano evangelico proposto nella liturgia richiama il conflitto nato dopo la guarigione di un paralitico alla piscina di Betzatà. L’episodio era avvenuto di sabato, quando Gesù aveva ordinato all’uomo di alzarsi, prendere la barella e camminare. Secondo il racconto di Giovanni, proprio questa azione aveva alimentato l’opposizione nei confronti del Signore, accusato anche di chiamare Dio suo Padre e di farsi uguale a lui.

Il discorso che segue affronta uno dei temi centrali del quarto Vangelo: il rapporto tra il Figlio e il Padre. Don Giovanni Milani osserva che l’evangelista presenta Gesù come il Verbo, già richiamato nell’inizio del testo sacro come colui che era presso Dio ed era Dio. Questa relazione non indica una semplice vicinanza, ma un essere rivolto al Padre e un agire in piena comunione con lui.

Il Figlio rivela l’opera del Padre

Nel passo, Gesù descrive la propria azione attraverso l’immagine di un figlio che guarda ciò che fa il padre. Il Figlio compie ciò che vede compiere al Padre, ma il legame tra i due non è quello di un semplice apprendimento. Alla base vi è l’amore: il Padre ama il Figlio e gli manifesta tutto ciò che fa.

Questa unità riguarda in modo particolare il dono della vita. Come il Padre è fonte della vita, così anche il Figlio ha il potere di darla a chi vuole. Nella riflessione proposta, tale affermazione mostra la profondità della missione di Gesù e il suo legame con l’azione divina. La guarigione compiuta di sabato diventa così un segno concreto di una realtà più ampia: l’opera del Figlio è orientata a restituire vita e a condurre l’uomo alla pienezza.

Ascolto, fede e passaggio alla vita

Al Figlio viene inoltre affidato ogni giudizio. Il motivo indicato nel Vangelo è che tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Il richiamo, rivolto anzitutto agli avversari presenti nel contesto dell’episodio, assume però un significato che riguarda ogni credente e il modo in cui accoglie la parola di Gesù.

La parte conclusiva del brano lega infatti l’ascolto della parola e la fede nel Padre alla promessa della vita eterna. Chi ascolta e crede non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. Secondo la meditazione di don Giovanni Milani, questo passaggio non riguarda soltanto il futuro: già nel presente, chi crede partecipa alla vita di Dio.

La prospettiva proposta dal Vangelo mette quindi in relazione il dono originario dell’esistenza e il compimento definitivo promesso da Dio. La vita ricevuta nel tempo, segnata dalla fragilità, è orientata verso una condizione nuova e permanente. Nel rapporto tra Padre e Figlio, e nell’accoglienza della loro parola, il credente riconosce il fondamento di questo passaggio dalla morte alla vita.