La seconda perturbazione arrivata in cinque giorni ha riattivato la macchina dei soccorsi in Lombardia. Dalla serata di lunedì 24 agosto, i Vigili del fuoco hanno effettuato oltre 190 interventi per alberi e rami caduti o pericolanti, danni provocati dall’acqua, dissesti statici e rimozione di elementi resi instabili dal vento. Le operazioni risultavano ancora in corso nella mattinata di martedì.
Il centro dell’emergenza si è spostato verso ovest. La provincia più interessata è stata Varese, con oltre cento interventi, seguita da Como con più di trenta e da Milano con circa trenta. Squadre operative sono intervenute anche nei territori di Monza e Brianza, Lodi, Brescia, Pavia, Sondrio, Mantova, Cremona, Bergamo e Lecco. Per il Lecchese, tuttavia, il comando regionale non ha fornito un conteggio preciso.
Vento forte nel capoluogo
A Lecco il passaggio della perturbazione ha portato, almeno fino alla mattinata di martedì, poca pioggia e raffiche intense. La centralina di Lecco centro ha registrato una giornata di lunedì asciutta fino a sera, con zero millimetri di precipitazione, mentre la raffica massima ha raggiunto i 48,3 chilometri orari alle 23.53. Una seconda punta, pari a 37 chilometri orari, è stata rilevata alle 0.01 di martedì.
La pioggia è arrivata dopo la mezzanotte e ha raggiunto i 6,9 millimetri, secondo la rilevazione aggiornata alle 9 di martedì. Più marcato è stato il calo delle temperature: lunedì la massima aveva toccato i 30,1 gradi alle 16.27, con una media giornaliera di 24,8. Martedì il valore più alto è stato invece di 21,2 gradi, registrato alle 0.42, mentre la media è scesa a 19,6 gradi. La differenza è stata quindi di nove gradi in poche ore.
La situazione nel Varesotto
Il territorio che ha richiesto il dispositivo più consistente è stato quello varesino. Per fronteggiare l’elevato numero di richieste, al comando di Varese sono state inviate cinque squadre in supporto da altri comandi lombardi: tre da Milano e due da Monza e Brianza.
Tra le principali criticità segnalate figurano alberi caduti o pericolanti, in alcuni casi finiti su strade, automobili, abitazioni e linee elettriche. I Vigili del fuoco hanno inoltre lavorato su coperture danneggiate, allagamenti e situazioni che richiedevano la messa in sicurezza delle aree. Le squadre hanno proseguito le attività per smaltire le richieste ancora in coda.
Il peggioramento era stato preannunciato dall’allerta gialla per rischio idrogeologico diramata da Regione Lombardia. Il provvedimento era in vigore dalle 21 di lunedì sul settore nord-occidentale, dove erano attesi i fenomeni più intensi tra Alpi e Prealpi, con un progressivo esaurimento previsto nella mattinata di martedì.
La richiesta dello stato di emergenza
Per il territorio lecchese, l’episodio è stato confrontato con quello di giovedì precedente, quando i Vigili del fuoco avevano eseguito 41 interventi in provincia. In quell’occasione erano finiti sott’acqua anche i sottopassi di corso Carlo Alberto e via Amendola, a Lecco, mentre secondo Arpa Lombardia tra Barzio e i Piani di Bobbio erano state raggiunte punte di pioggia comprese fra 140 e 160 millimetri.
Proprio per i danni provocati da quell’ondata, lunedì la Regione ha formalizzato al Governo la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale. La lettera, firmata dal presidente Attilio Fontana insieme all’assessore alla Protezione civile Romano La Russa e indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Nello Musumeci, comprende anche la provincia di Lecco, oltre a Bergamo, Brescia, Sondrio e Como.
Gli eventi del 20 agosto avevano portato all’evacuazione di circa 440 persone, tra cui 250 villeggianti del campeggio San Simone di Isola di Fondra, nel Bergamasco. Tutti hanno poi potuto fare rientro nelle proprie abitazioni. Nel frattempo prosegue la ricognizione dei danni: i Comuni devono quantificare le conseguenze sui rispettivi territori e trasmetterle alla Regione attraverso le schede Rasda, necessarie per definire il quadro complessivo e procedere con le successive richieste di sostegno.