Una scarica lungo una ferrata sopra Lecco e due vittime in alta quota, a distanza di pochi giorni, riportano l’attenzione sui rischi dei temporali in ambiente montano. Il 2 agosto, intorno alle 10, un escursionista è stato colpito da un fulmine lungo la ferrata Gamma 2 del Resegone, sul percorso verso il Dente. L’uomo è stato recuperato con il verricello dell’elisoccorso e le sue condizioni non sono state giudicate gravi.
Il 16 agosto, invece, due escursionisti sono morti dopo essere stati raggiunti da una scarica: un turista statunitense di 30 anni sull’Etna e un uomo di 42 anni sul Piz Starlex, oltre i tremila metri sopra Tubre, in Val Monastero. Episodi distinti che hanno riacceso il tema della sicurezza durante le escursioni, soprattutto quando il maltempo arriva rapidamente.
Un caso su cento nel soccorso alpino
A tracciare il quadro è Mario Milani, medico del soccorso alpino e componente della commissione medica internazionale dell’Icar, organismo di riferimento per il soccorso alpino e speleologico. Secondo la sua stima, le persone folgorate rappresentano circa l’1% dei 13-14mila interventi annui. La percentuale è contenuta, ma indica comunque un rischio concreto. I dati del Cnsas riferiti al 2025 mostrano inoltre che il 2,5% degli interventi è collegato alle condizioni meteorologiche.
L’alta quota è frequentata da un numero più limitato di persone e, di conseguenza, registra meno episodi rispetto a quanto si potrebbe pensare. La montagna nel suo insieme, però, presenta diversi elementi di esposizione: creste, cime, croci di vetta e ferrate. I cavi d’acciaio possono favorire il passaggio della scarica e, quando il temporale si forma all’improvviso, non sempre è possibile raggiungere rapidamente un riparo. Le alternative sono spesso limitate alla discesa o all’ingresso in un rifugio.
I pericoli della corrente indiretta
Il fulmine non deve colpire direttamente una persona per provocare conseguenze gravi. Più frequente è il coinvolgimento indiretto, per esempio quando la scarica raggiunge un albero che esplode e investe chi si trova nelle vicinanze. Un altro pericolo è rappresentato dalla corrente di passo, che si propaga sul terreno bagnato e può raggiungere una persona anche a distanza, creando un arco elettrico.
Il passaggio di corrente ad altissimo voltaggio può alterare il ritmo cardiaco, causare un arresto respiratorio, provocare lesioni al timpano e generare contrazioni muscolari tanto violente da produrre fratture. In un ambiente impervio, ai danni provocati dalla scarica può aggiungersi il rischio di caduta. Per Milani, il pericolo maggiore è arrivare impreparati all’escursione o non modificare il percorso quando le condizioni cambiano.
La prevenzione passa dalla consultazione del bollettino meteorologico e dalla rinuncia alle ferrate quando sono previsti temporali. Se il maltempo sorprende durante l’uscita, è consigliabile perdere quota, allontanarsi dalle creste e mantenersi lontani dagli alberi isolati. Queste precauzioni non eliminano completamente il rischio, ma possono ridurlo. Anche non essere soli può rivelarsi decisivo: una persona in grado di prestare assistenza dopo una folgorazione può incidere sull’esito dell’emergenza.
Per chi frequenta il Resegone resta inoltre in vigore una limitazione specifica. Le ferrate Gamma 1 e Gamma 2 sono chiuse dal 12 agosto in seguito a un’ordinanza del sindaco di Lecco Filippo Boscagli, adottata dopo segnalazioni sul disancoraggio di alcune chiodature. Il divieto di transito resterà valido fino alla revoca, in attesa dei lavori di ripristino.
Secondo Milani, anche il cambiamento climatico contribuisce a rendere più difficile la gestione dei rischi, con temporali estivi improvvisi e intensi, maggiore instabilità in inverno e un numero crescente di interventi legati a disidratazione ed esaurimento da calore. Le condizioni della montagna, osserva il medico, richiedono quindi comportamenti più prudenti rispetto al passato.