Emergenza boschiva

Il rogo del Moregallo lascia aperta la fase di bonifica

Più di 250 ettari andati in fumo; squadre terrestri e mezzi aerei impegnati per sette giorni sui due versanti.

Il rogo del Moregallo lascia aperta la fase di bonifica

Oltre 250 ettari di vegetazione boschiva sono andati distrutti nell’incendio che ha interessato il Monte Moregallo. Il rogo, divampato nei giorni scorsi, ha richiesto per una settimana l’impiego di decine di persone, mezzi terrestri ed elicotteri e aerei antincendio. La fase di bonifica è ancora in corso e l’emergenza non potrà essere considerata definitivamente conclusa fino all’arrivo di piogge capaci di bagnare in profondità il terreno.

L’allarme e l’avanzata delle fiamme

Il primo allarme è scattato intorno alle 18 di martedì 4 agosto, sul versante nord della montagna, in un punto lungo la strada a lago tra Valmadrera e Oliveto Lario. In pochi minuti il fuoco ha iniziato a risalire il pendio, caratterizzato da rocce, aree incolte e vegetazione abbandonata, con pendenze particolarmente accentuate.

La Comunità montana Lario Orientale Valle San Martino ha attivato il proprio Servizio Antincendio Boschivo, coinvolgendo il personale tecnico e i volontari previsti dal Piano regionale antincendio boschivo. Secondo l’assessore delegato Giovanni Bruno Bussola, la conformazione del territorio ha reso difficili gli accessi da terra. L’incendio, inoltre, si è sviluppato in tarda serata, riducendo il tempo disponibile per l’intervento dei velivoli. In Lombardia erano già attivi altri incendi, tra cui quelli di Gordona e Premana, e il supporto aereo non ha potuto arrivare immediatamente.

Le fiamme hanno raggiunto rapidamente la cresta e nella mattinata di mercoledì 5 agosto sono passate sul versante sud. Da quel momento la direzione delle operazioni ha dovuto coordinare due fronti distinti, non controllabili contemporaneamente dallo stesso punto. Tra le priorità c’è stata la protezione della chiesetta di Sant’Isidoro a Preguda, nel territorio di Valmadrera.

Mezzi impegnati e bonifica

Per contrastare l’incendio sono stati utilizzati elicotteri, Canadair e un Erickson Air Crane S-64. I mezzi aerei hanno prelevato l’acqua dal ramo lecchese del lago di Como. I volontari hanno anche predisposto una vasca antincendio nel territorio comunale di Valbrona, che non è stata però utilizzata durante le operazioni.

La tecnica della Comunità montana Greta Valnegri ha definito eccezionale un incendio estivo di queste dimensioni. In base ai dati storici disponibili, sarebbe la prima volta che il territorio viene interessato, durante l’estate, da un rogo superiore ai 50 ettari. Le alte temperature, unite alla morfologia complessa e alla tipologia della vegetazione, hanno aumentato le difficoltà nello spegnimento e nel controllo dei focolai.

Il presidente della Comunità montana Antonio Rusconi ha sottolineato il lavoro dei tecnici, dei direttori delle operazioni di spegnimento volontari, dei gruppi antincendio boschivo e degli enti coinvolti. Nelle attività sono stati impegnati anche i volontari della Comunità montana Triangolo Lariano e del Parco Montevecchia e Valle del Curone. La collaborazione ha riguardato i Comuni di Valmadrera e Mandello del Lario, i Carabinieri Forestali, le altre forze dell’ordine e i Vigili del fuoco, con il contributo del Comando di Valmadrera.

Conclusa la fase più intensa dell’incendio, l’attenzione resta concentrata sulla bonifica e sulla messa in sicurezza dell’area. I volontari stanno ancora verificando il terreno e intervenendo sui punti che potrebbero riaccendersi. In assenza di precipitazioni, il rischio non può essere considerato del tutto superato: solo una pioggia significativa potrà contribuire a chiudere definitivamente l’emergenza.